Riccardo Petelin

Scrive Sant’Agostino (Città di Dio IV 4) “Tolta la giustizia, che altro sono i regni della terra se non bande di predoni?”. Noi, all’alba del terzo millennio, possiamo analogamente chiederci: tolta l’utilità sociale, che cosa sono le imprese se non bande di predoni?
Luciano Gallino, in un saggio di alcuni anni fa – L’impresa irresponsabile – descrive i molteplici segnali che indicano la pericolosa deriva verso l’asocialità che una parte almeno della classe imprenditoriale ha assecondato, o è stata costretta ad assecondare, negli ultimi trenta anni.
In un film recente – The bank, 2001 – il CEO così risponde ad un consigliere che gli obietta l’immoralità di una scelta speculativa che a fronte di ingenti profitti d’impresa provocherà gravi danni sociali: “La banca è l’unica società che io conosco”. La finzione cinematografica esaspera qui un dato reale e un sentimento diffuso tra i manager: in forme meno crude, il mantra “creazione di valore”, per gli azionisti, per noi, per me, funge spesso da passepartout assolutorio di scelte imprenditoriali i cui effetti sociali complessivi danno un saldo meno, non un saldo più.
Non voglio fare prediche moraleggianti, voglio solo richiamare l’attenzione su una verità proclamata da filosofi antichi e cibernetici attuali: ogni sistema può perpetuarsi solo se tende all’equilibrio, e se quindi dispone di meccanismi di feed-back negativo che contrastino le spinte squilibranti, pena la dissoluzione del sistema.
L’equilibrio qui richiesto è quello tra egoismo economico e bene comune, che sono entrambi elementi indispensabili al sussistere di una società di mercato. Adam Smith ci ricorda che il panettiere ed il macellaio non ci procurano pane e carne perché è interessato a noi, bensì perché è interessato a sé stesso, tuttavia quel pane e quella carne devono essere in grado di nutrirci: imprenditoria sostenibile è quella che concepisce il profitto come giusta controparte di un impegno creativo ed organizzativo finalizzato alla produzione e/o distribuzione di un bene reale, non come mero conseguimento di un surplus monetario a prescindere dai modi con cui lo si è ottenuto.
In questa prospettiva si colloca il progetto imprenditoriale da me elaborato: voglio prendere perché ho dato, perché sono convinto di proporre un miglioramento, piccolo certo, ma non insignificante, nella gestione di un sistema importante quale è quello della salute pubblica.
